A Noi! Cosa si conosce del Fascismo nell’epoca globale

A NOI, di Bruno TomasichRitorno a sfogliare il mio libro “A Noi!” partendo dall’inizio!: “A NOI! COSA SI CONOSCE DEL FASCISMO NELL’EPOCA GLOBALE

Nell’immagine di copertina è rappresentata l’opera scultorea realizzata in marmo da Egisto Caldana, artista nato a Vicenza il 4 aprile 1887, attivo soprattutto in Veneto nella prima meta’ del XX secolo. A Littoria, per ignoranza storica ora ridenominata Latina, lo scultore vicentino ha realizzato i gruppi monumentali raffiguranti “Famiglie Rurali” in piazza del Quadrato e le “Allegorie dell’abbondanza” sul fronte dell’Edificio ex O.N.C.. Di queste fa parte “il Seminatore”. “L’oro farà adorare le squame bianche della lebbra, darà ai ladri cariche importanti, li metterà sui banchi del senato, titolati, riveriti, applauditi”. Dal “Timone di Atene” di Guglielmo Scuotilancia detto William Shakespeare.

INTRODUZIONE

“A NOI!” è un grido risuonato dal tempo della Prima Guerra Mondiale di cui in questi anni (siamo nel 2016) si celebra il centenario. Erano gli Arditi dei reparti d’assalto a pronunciarlo quando, pugnal fra i denti e le bombe in mano, si lanciavano fuori dalla trincee, con il nome della mamma e della fidanzata che affiorava a loro sulla bocca. Non avrebbero dovuto piangere per loro, uomini veri, quelle donne, perché “l’ardito è forte e pieno di valor”. Quando tornarono dalla guerra, dopo avere sconfitto in battaglia il nemico, si rimboccarono di nuovo le maniche e misero ordine in casa. Allora si diceva che la Patria si può servire anche facendo la guardia a un bidone di benzina. Così essi articolarono quella parola “che, da più di novant’anni, non è mai passata di moda: Fascismo”. E’ difficile che passi di moda quella parola se nella capitale d’Italia, e come nella capitale, in ogni altra città grande o piccola che sia, anche le pietre portano i segni indelebili di una grande stagione che riesce difficile pensare essere durata solo un Ventennio: Il Ventennio di Mussolini. Oltre le pietre sono rimaste le Istituzioni che, tradite nel loro impianto originario, vanno dissolvendosi, così scoprendo la carne viva di una gioventù senza più alcuna certezza per il proprio avvenire. Un certo Cerno, scrittore e giornalista, individua in Craxi, Berlusconi, Grillo e Renzi le figure carismatiche che mostrano, egli dice, per “scelte politiche e fenomeni sociali… una matrice comune con l’era del Duce”. E per rafforzare la sua tesi cerca l’analogia fra ciò che “successe dopo il terremoto nel Vulture del 1930 e dopo quello dell’Aquila del 2009”. Se solo si fosse informato di come andarono le cose in quei diversi periodi storici, il nostro premiato scrittore avrebbe evitato di essere da me definito in questo libro uno che ignora, in quanto mostra di ignorare come si svolsero i fatti di cui discetta in quella che viene definita, nella recensione del suo libro, “un’acuta e originalissima lettura della nostra storia e del nostro presente”. In questo senso Cerno, pur nella sua più che originale lettura, ignora come verrà dimostrato, la nostra storia che io mi accingo a raccontare. Quanto al presente non c’è nemmeno bisogno di parlarne tanto esso trascorre inutilmente per le odierne generazioni cui ha tolto ogni speranza.

NATO CON LA CAMICIA NERA

Non potrei dire nulla di diverso sulle modalità della mia nascita avvenuta nel 1929 a Cesena, in Romagna, da un padre di origine veneto-istriana che aveva combattuto la Prima Guerra Mondiale come bersagliere volontario nei reparti d’assalto degli Arditi riportando sul campo tre ferite e tre nastrini azzurri di cui uno relativo ad una medaglia d’argento. Non c’è dubbio che questa mia introduzione retorica, in perfetto stile Ventennio, strida con il linguaggio moderno, così pratico e spoglio di barocchismi che ha la velocità dei bit e la concisione degli sms. D’altronde siamo in un’epoca in cui perfino i ministri e i capi di governo comunicano con i Tweet o i già antiquati sms. Ma è accaduto che quella retorica, nata nei fatti, è divenuta ancora più concreta e si è fatta storia ed opera d’arte incisa nelle pietre dei suoi monumenti che tutto il mondo ci ha invidiati e ora sono dimenticati nella firma che si ostinano a volere cancellata. Ed è cancellata quella storia in un’enorme fossa comune con i suoi protagonisti esecrati e privati perfino della commemorazione che mai si dovrebbe negare ai defunti. E quando si ricorda un artista per la sua opera guai a raccontarne la storia per intero. La storia di molti sembra iniziare solo dopo il 1945, per altri, che hanno cambiato gabbana qualche mese prima della caduta del fascismo, si è rifatta la biografia a partire almeno dalla vicenda Matteotti anche se di loro si conoscono, ma si finge di ignorarle compromissioni assai più recenti. Recenti celebrazioni del centocinquantesimo anniversario dell’unità d’Italia hanno trascurato proprio il periodo storico in cui più forte era apparso il riconoscimento della Patria comune.

Bruno Tomasich

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